Klimaschutz – Ja! – 13. Juni 2021

L’insoddisfazione del movimento per il clima?

  • In questo momento si tratta di scegliere tra Sì e No. Non c’è alternativa. Chi dice No, contribuisce al mantenimento dello status quo, sostiene i comportamenti inquinanti e non interviene per ridurre le emissioni di CO2.
  • Sulla base della legge sul CO2 adottata, ovviamente il dibattito sui prossimi passi da compiersi proseguirà e si potranno fare altri passi in avanti.
  • La legge sul CO2 è un compromesso. Questa norma è un mix equilibrato di interventi di tutela climatica e di adattamento della nostra economia, che include anche nuove disposizioni per l’aviazione, i camion e le piazze finanziarie. Tutti i settori (edilizia, industria, mobilità, piazze finanziarie) sono coinvolti e contribuiscono a una maggiore protezione del clima e ne trarranno beneficio nel medio periodo.
  • La nuova legge sul CO2 non è una legge proibizionista contro i combustibili fossili, ma stabilisce nuove regole per un futuro rispettoso del clima. Pertanto, è orientata verso le soluzioni concrete e ragionevoli.

Sciopero per il clima

  • Senza le proteste e i movimenti di piazza, non avremmo una legge sul CO2 in questa forma. È importante che lo sciopero per il clima esiga di più. Dire Sì ora non bloccherà ulteriori interventi; il No significa invece un grande spreco di tempo e un arresto per anni delle discussioni politiche sul tema.
  • Molti dei partecipanti al movimento per il clima riconoscono in questa legge un primo passo necessario e lavorano a progetti per una società rispettosa del clima. Non sono due aspetti che si escludono a vicenda.
  • Il nuovo provvedimento si basa ora su una solida base politica, tecnica e scientifica: fa conto su soluzioni comprovate, come il Programma Edifici dei Cantoni. Ora però tutti i settori si stanno muovendo: edilizia, industria, mobilità, piazze finanziarie.
  • La legge sul CO2 è il risultato di un duro lavoro. Prima che il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati arrivassero al SÌ con una chiara maggioranza, ci sono state lacrime, frustrazione, manifestazioni e molto, molto impegno. Dietro la legge vi è un’alleanza di partiti e associazioni della società civile ampia e trasversale.

La piazza finanziaria viene trascurata?

  • Per la prima volta, si include anche il settore finanziario. Quest’ultimo provoca solo poche emissioni dirette, ma può contribuire a controllare la destinazione dei flussi di investimento in futuro: una leva rilevante che viene ora affrontata e inserita nella base legale.
  • L’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) e la Banca nazionale (BNS) devono riesaminare e riferire in merito ai rischi climatici corsi dalle banche e dalle piazze finanziarie per via dei loro investimenti. Ciò significa che tutti gli attori finanziari devono anche rilevare e trasmettere tali informazioni. Queste informazioni sui rischi climatici dovranno essere fornite anche da tutti coloro che in futuro necessiteranno di denaro o di un’assicurazione. Ciò è importante: la piazza finanziaria svizzera indirizza miliardi verso l’industria del carbone, del gas naturale e del petrolio, ed è indirettamente coinvolta in emissioni di CO2 22 volte superiori rispetto a quelle causate direttamente a livello svizzero. La nuova legge sul CO2 contribuirà a una maggiore trasparenza e consapevolezza dei costi degli investimenti futuri, rappresentando quindi un fattore decisivo per un importante cambiamento di mentalità.
  • L’Associazione svizzera dei banchieri e l’Associazione svizzera d’Assicurazioni sostengono la legge sul CO2 perché i rischi climatici sono rischi reali e costi ingenti nel futuro e in virtù delle nuove norme i loro membri subiranno perdite minori a lungo termine.

Un mero modello di investimento per le aziende svizzere?

La legge è un mix equilibrato di interventi di tutela climatica. Tutti i settori (edilizia, industria, mobilità, piazze finanziarie) sono coinvolti e contribuiscono a una maggiore protezione del clima. Le aziende sono inoltre supportate per consentire e spronare la trasformazione verso un futuro privo di combustibili fossili.

  • La legge ferma i miliardi del petrolio che ogni anno vanno persi all’estero. Il denaro rimane all’industria svizzera.
  • Si rafforzano la creazione di valore a livello nazionale e la produzione interna di energia. Questo è un bene per l’economia.
  • Infine, se vogliamo superare la crisi climatica, tutti i settori della società devono partecipare attivamente, insieme alla totalità degli attori economici, che devono divenire parte della soluzione. Ecco perché c’è un’alleanza di così ampio respiro a sostenere la legge.

Le imprese vengono risparmiate?

  • In primo luogo, sono i cittadini comuni a beneficiare della legge sul CO2, in quanto le entrate derivanti dal relativo prelievo ritornano alla popolazione.
  • In secondo luogo, anche le imprese sono soggette alla tassa sul CO2 del medesimo importo. Chi grava maggiormente sul clima, deve pagare di più.
  • Le imprese possono essere esentate dal prelievo, ma solo previa dimostrazione di aver già messo in atto degli interventi di protezione del clima di natura economica. Per questo audit di gestione, si prende in considerazione la tassa sul CO2. L’esperienza dimostra che questo sistema innesca almeno un numero di misure di protezione del clima uguale o addirittura superiore rispetto ad una mera tassa sul CO2.
  • Le 50 imprese con le più elevate emissioni di CO2 riceveranno le medesime direttive di impianti analoghi nell’UE nell’ambito di un sistema di scambio di quote di emissione collegato, già entrato in vigore il 1° gennaio 2020. Partiamo dal presupposto che l’UE inasprirà notevolmente le norme e che la Svizzera lo farà di pari passo.

Qual è la posizione sulla giustizia climatica?

A livello globale, la legge è un passo avanti verso una maggiore giustizia climatica:

  • Chiunque produca molto CO2 in Svizzera per via di frequenti viaggi aerei, riscaldamenti a gasolio inefficienti o veicoli che consumano troppo, verserà un contributo maggiore, rispettando il principio di causalità (paga chi inquina).
  • A livello globale, con il rafforzamento della protezione del clima in Svizzera. Il cambiamento climatico sta colpendo tutti, in tutto il mondo. Tuttavia, le conseguenze più gravi sono a carico di coloro che hanno contribuito meno, per lo più nel Sud del mondo.
  • La legge riconosce che alla Svizzera vanno imputate anche le emissioni prodotte all’estero. Questo è giusto.
  • Il Fondo per il clima può essere un aiuto per le persone colpite dalla crisi climatica del Sud del mondo.
  • Non per niente le grandi organizzazioni dell’Alleanza clima svizzera impegnate nella cooperazione allo sviluppo (Sacrificio Quaresimale, Pane per tutti, Helvetas, Alliance Sud, ecc.) sostengono la legge sul CO2.

Le automobili elettriche e le loro batterie.

  • La legge rende più costosa la mobilità basata sull’energia di origine fossile, promuovendo quindi indirettamente il traffico pedonale, ciclistico, ferroviario ed elettrico.
  • La batteria di un’automobile elettrica richiede circa 30 kg di materie prime (se si include il riciclaggio), ma fa risparmiare all’ambiente circa 17.000 litri di benzina nel corso della sua vita utile. I veicoli elettrici producono emissioni di gas serra significativamente inferiori rispetto alle automobili a benzina o a diesel nel corso dell’intera vita utile, dalla fabbricazione all’utilizzo, compresi la produzione di energia elettrica e lo smaltimento. Con il mix elettrico svizzero, già da 30.000 chilometri un veicolo elettrico risulta meno dannoso per il clima di un motore a combustione.
  • L’estrazione delle materie prime delle batterie e la produzione delle relative celle inquinano l’ambiente, circostanza da ridursi il più possibile. Tuttavia, l’estrazione e la lavorazione del petrolio per la mobilità alimentata a combustibili fossili pone problemi ambientali ancora maggiori. Queste attività sprigionano infatti enormi quantità di gas serra, determinando anche problemi ambientali sempre più gravi a causa di metodi di estrazione più complessi e rischiosi, quali l’estrazione di sabbie bituminose, il fracking (fallimento dal punto di vista economico e ambientale) o l’estrazione di petrolio in alto mare.
  • D’altro canto, l’impatto ambientale delle vetture elettriche può venire significativamente ridotto dall’apporto di migliorie tecnologiche alle batterie, dalla produzione di elettricità rinnovabile e dal riciclaggio delle batterie usate. Per le note batterie al piombo, il tasso di riciclaggio arriva ora al 99%. In Europa è attualmente in fase di creazione una produzione propria di batterie: ciò non solo rende tale fabbricazione più verde grazie all’elettricità da fonti rinnovabili, bensì assicura in modo significativo anche tassi di riciclaggio futuri elevati. La legislazione comunitaria in materia è stata adattata e lo sarà ancora in futuro, cosicché i produttori dovranno assumersi le proprie responsabilità.

Addio petrolio, benvenuta elettricità prodotta a carbone?

  • In effetti, gli scenari di una Svizzera rispettosa del clima e anche quelli relativi al mondo intero dimostrano che le energie fossili sono in molti casi sostituite dall’elettricità; un’elettricità sempre più prodotta da fonti solari e eoliche. In Svizzera, l’energia idroelettrica esistente e la nuova energia solare domineranno in futuro il mix dell’elettricità.
  • Nei mesi invernali, necessitiamo già ad oggi delle importazioni di elettricità, provenienti fino a pochi anni fa dall’energia prodotta a carbone. Entro il 2030 non ci saranno quasi più centrali a carbone in Europa e ci riforniremo sempre più in maniera autonoma grazie alle centrali idroelettriche flessibili. L’impronta ecologica dell’elettricità continuerà a diminuire e il bilancio ecologico delle pompe di calore o delle auto elettriche migliorerà ancora in modo significativo rispetto ad ora. Tuttavia, già oggi esse offrono prestazioni molto superiori delle alternative fossili.
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